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Il rito della Madonna che scappa in piazza - Sulmona (Aq)

La Madonna che scappa in Piazza a Sulmona (Aq).
In una manciata di secondi, appena una decina, la Madonna corre verso Cristo risorto, stringendolo in un ideale abbraccio di liberazione e di gioia. E’ il momento più atteso dei riti tradizionali della Settimana Santa a conclusione del triduo di memoria e celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Il rito della Madonna che scappa ogni anno richiama migliaia di turisti in piazza Garibaldi, assiepati lungo il “corridoio” della “corsa” fin dalle prime ore del mattino di pasqua. Ad animare la rappresentazione dell’incontro tra Maria Vergine e il Figlio Risorto sono i confratelli della Confraternita di S. Maria di Loreto, in tunica bianca e mozzetta verde. Poco prima della celebrazione della S. Messa di Pasqua, officiata dal Vescovo, arriva in piazza la processione dei Lauretani, che portano la statua di Cristo Risorto preceduta dalle statue dei Santi apostoli Pietro e Giovanni e da un quadrato di ceri pasquali, entro il quale spicca lo stendardo verde della confraternita lauretana. San Pietro e san Giovanni più tardi saranno chiamati ad annunciare alla Vergine la Resurrezione di Gesù. Il rito lauretano prende spunto da una leggenda che trova origine nei drammi medievali nei quali venivano rappresentati le vite dei Santi, la vita di Maria e soprattutto i principali misteri della fede cristiana, legati alla vita di Gesù, a cominciare da quelli della Passione, Morte e Resurrezione. Leggenda vuole che Pietro e Giovanni rechino a Maria l’annuncio della Resurrezione di Gesù. I due apostoli sono quelli che la mattina di Pasqua trovano il sepolcro vuoto (Gv.20,1-10) e per questo sono ambasciatori della notizia della Resurrezione. La Vergine intanto è chiusa, muta nel suo dolore e avvolta nei panni del lutto, nella chiesa di San Filippo Neri. Nella chiesa che si affaccia su piazza Garibaldi la Madonna viene accompagnata da una piccola folla di confratelli lauretani e altri fedeli con una fiaccolata di preghiera che prende avvio intorno alle 21 del Sabato santo dalla chiesa di S. Maria della Tomba, dove ha sede la Confraternita. La statua della Madonna, preparata nei giorni della Settimana santa per il rito della Pasqua, è custodita nella Cappella del sodalizio lauretano, nella chiesa di S. Maria della Tomba. Un tempo la statua della “corsa veniva custodita nella cappella privata di palazzo Alicandri-Ciufelli, antica famiglia gentilizia sulmonese, intimamente legata alla storia della Confraternita. Appena dopo la conclusione della Messa officiata dal Vescovo prende avvio il toccante rito. Nel frattempo i sacristani d’onore designati per la ”corsa” insieme alla loro guida, per consuetudine il capo del corpo dei sacristani, sono entrati nella chiesa di San Filippo Neri. Ricevono la benedizione del parroco, parole di esortazione, gli auguri di Buona Pasqua, con l’auspicio di un felice esito del rito. La guida da parte sua, dà le ultime istruzioni e raccomandazioni ai confratelli impegnati nella “corsa”. La leggenda della rappresentazione dunque prende concreto avvio. Il primo dei santi a bussare alle porte chiuse di San Filippo Neri è Giovanni. Ma Maria non crede al suo annuncio. Eppure è lui il discepolo prediletto. Un confratello, attraverso una fessura del portone della chiesa, comunica con i confratelli all’interno della chiesa. La prima bussata è inutile. Subito dopo è Pietro a recarsi davanti alle porte della chiesa. Bussa anche lui ma Maria non vuole saperne di uscire. Pietro poi è l’apostolo che ha rinnegato Gesù nei giorni della Passione, anche se il Signore affiderà proprio a lui la guida della Chiesa. Così anche la seconda bussata si rileverà vana. Torna allora Giovanni. La terza bussata, con l’insistente annuncio della Resurrezione, muove finalmente Maria che lentamente esce dalla chiesa. Un collettivo sospiro di sollievo, un corale sussulto, si leva dalla folla in piazza Garibaldi, appena i Lauretani aprono le porte della chiesa e appare il volto di Maria. Lentamente, a passo cadenzato, la statua della Vergine viene portata verso la piazza, scendendo da via Margherita verso il plateatico della piazza. Sono momenti lunghi di emozione e di palpito. La guida della quadriglia della “corsa” dà le sue ultime disposizioni. Sul passo cadenzato, da ritmare in maniera perfetta, si muove la statua. Nei pressi della fontana al centro della piazza, dai sulmonesi chiamata “fontanone”, Maria intravede il Figlio risorto. Leggenda vuole che quello è il momento che la “corsa” inizia. “Pronti, a polso, via…” sono gli ultimi ordini quasi gridati dalla guida ai confratelli, che sollevano la statua dalle spalle per cominciare la “corsa”. Cade il manto nero del lutto e s’irradia sulla piazza il verde della veste che Maria, figura delicata, adesso indossa, a significare la gioia della Resurrezione e del Figlio ritrovato, dissipate le tenebre e svanito il dolore del Venerdì santo. Un volo di colombe e lo sparo dei mortaretti rende irresistibile la commozione che sigilla la conclusione del rito. Poco a poco, poi, con l’emozione che a stento svanisce, soprattutto tra i Lauretani, la processione riprende la sua disposizione e da piazza Garibaldi, risalendo verso via Angeloni muove verso corso Ovidio. Nei pressi della chiesa di San Domenico, confine con il rione trinitario, avverrà lo “scambio” con i confratelli in saio rosso. Poi attraversando corso Ovidio e subito dopo il borgo di S. Maria della Tomba il corteo processionale farà rientro nella chiesa omonima. Le origini del sodalizio intitolato a Santa Maria di Loreto risalgono al secolo XIII. Un’epoca di svolta nella storia della città, quando al di fuori della prima cinta muraria di Sulmona, sorge un nuovo borgo,raccolto intorno alla chiesa di Santa Maria della Tomba. Anche quella è epoca di migrazioni. Numerosi sono i residenti nel contado sulmonese che cercano nuove opportunità di lavoro nella città, in tempi di ascesa economica. Sono soprattutto agricoltori, piccoli commercianti e artigiani, i migranti che fondano la confraternita intitolandola alla patrona dei migranti, Santa Maria di Loreto. La confraternita è aggregazione ecclesiale ma fa anche da collante sociale. La devozione alla Vergine Lauretana è legata alla traslazione della Casa Santa di Nazaret, dove Maria riceve l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele dalla Galilea a Tersatto, località della Croazia,dove poi sorgerà la città di Fiume e da qui al colle dei lauri, Lauretum (Loreto), nelle Marche. Per il suo trasvolo, raffigurato anche nelle placche, i medaglioni che indossano i sacristani d’onore Lauretani, la Madonna di Loreto è designata patrona dei migranti e degli avieri. Anche nell’abito che indossano i confratelli lauretani è simboleggiata la purezza dell’Immacolata, nella tunica bianca e il lauretum nella mozzetta verde. Un abito “dall’eleganza sobria ma non meno raffinata di quella dei Trinitari”, come ebbe a scrivere in un suo volume “Pasqua a Sulmona” il compianto professore Giuseppe Papponetti, discendente da una famiglia legata al sodalizio di vico del Tempio. La chiesa di S. Maria della Tomba venne affidata ufficialmente ai Lauretani con atto registrato nel 1598. Nel 1689 i Lauretani fecero atto di aggregazione all’Arciconfraternita romana del SS. Nome di Maria. La fama della tradizione lauretana della Madonna che scappa ha da decenni varcato i confini nazionali. Riviste, quotidiani e troupe televisive di molti paesi d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone si sono occupati, a più riprese, del rito lauretano, unico nelle sue caratteristiche.
Tratto dal Volume “Identità e riti della Valle Peligna, le tradizioni religiose tra pietà popolare e folclore" – Atti del Convegno svoltosi in Sulmona nel Novembre 2015


